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L’amore esiste, ma solo se ci credi: la Tesi di Torben Guldberg

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Il romanzo d’esordio di Torben Guldberg è una complessa elaborazione sull’esistenza dell’amore. La “Tesi sull’esistenza dell’amore” si sviluppa attraverso cinque capitoli, che racchiudono ognuno il racconto di una love story emblematica di un particolare aspetto dell’amore.

Copenaghen, 1500. Un cantastorie che in vita ha rifiutato l’amore è condannato a non trovare pace finché non si sarà volto a questo sentimento. Decide quindi di raccogliere le storie degli innamorati, percorrendo l’Europa e attraversando i secoli.
Cinquecento: Frans e Amalie, orfani cresciuti in solitudine (lui in un monastero, lei su un’isola abitata da sole donne), si incontrano grazie alla musica.
Seicento: Gregarius è un artista che ha descritto infinite e diversissime donne, ma ne ha amata solo una per tutta la vita.
Settecento: Hans e Alma, lui destinato a essere un genio, lei la figlia dei camerieri, si innamorano tra esperimenti e libri di astronomia.
Ottocento: Diderik, figlio di un prete e di una scettica, è prematuramente avviato allo studio della filosofia, e questo distorce il suo approccio con la vita reale e l’amore.
Novecento: Henrik, economista, è così convinto che l’amore si possa comprare da perdere Pernille, l’unica persona che lo ami veramente.

Le cinque storie, quindi, rappresentano ognuna un secolo, attraverso la sua cultura e le trasformazioni che influenzano la vita dei protagonisti: a far da sfondo alla storia di amore e musica tra Amalie e Frans ci sono la Riforma luterana e la vita nei monasteri; quella di Gregarius, in cui l’amore si rivela attraverso l’arte del racconto e della pittura, si svolge attraverso i viaggi sui velieri della Compagnia delle Indie Occidentali. La storia di Hans e Alma si dipana tra il fascino della scienza e l’illusione illuminista dell’uguaglianza. E così proseguendo per la filosofia (‘800) e l’economia (‘900).

I cinque racconti sono favole, non prive di elementi fantastici, come l’isola su cui vive Amalie e la bizzarra storia dei fratelli di Edelgave. In queste favole ricorre un rapporto distorto tra i protagonisti e i loro genitori. Se Amalie e Hans ne sono stati abbandonati, Diderik, Hans, Henrik e la stessa Alma scappano dalla famiglia. Nella coppia padre/madre c’è sempre un antieroe, che proietta sul figlio i suoi sogni di gloria, con tutto il carico di responsabilità che ne deriva, e una figura remissiva, silenziosa, non in grado di rappresentare un valido contrappeso. Il massimo emblema di questo sono i genitori di Diderik, uno inclinato in avanti dal suo carico di verità, l’altra piegata all’indietro dalla sua debolezza. In questo costruire i presonaggi, Guldberg è un maestro.

Ma il giudizio sulla Tesi non può prescindere da quello sugli episodi e sulla loro armonia: non tutti hanno la stessa qualità, e mentre alcuni (il terzo e il quinto) tengono il lettore incollato alle pagine, il secondo (la lunga storia di Gregarius) è estremamente debole, tortuoso, a tratti noioso. Certe pagine sono pura poesia, coinvolgono il lettore attraverso immagini nitide e appassionate, altre sono troppo astratte e teoriche, probabilmente perché l’ansia di descrivere un secolo mette in secondo piano la trama.

Si potrebbe anche leggere la Tesi come un libro di storia moderna, in cui le vicende amorose sono solo un pretesto per narrare i passaggi tecnologici e culturali che hanno segnato gli ultimi 500 anni. In tal caso, però, va comunque sottolineata la debolezza della storia unificante, che rimane troppo frammentaria; senza questa voce narrante il libro non avrebbe perso di coerenza, anche perché non c’è una reale corrispondenza tra le riflessioni del centenario protagonista e gli snodi narrativi che ne sono introdotti.

Il libro (oltre 400 pagine) si poteva snellire notevolmente, e avrebbe espresso con più efficacia il messaggio fondamentale di Guldberg sull’amore.

La conclusione è duplice: una è espressa nell’epilogo, quando il narratore afferma che ogni domanda sull’amore presuppone un’idea almeno vaga della sua essenza.
L’altra è più sottile, e per comprenderla bisogna partire dal sentimento di completezza che dà l’innamoramento.

Se insieme si sentivano completi, come singoli individui erano destinati a rimanere incompleti.

Per l’autore danese, l’amore è un atto di fede.

«Sono circondato da persone… pronte a sacrificare la propria vita per convincersi che l’amore esiste. Vogliono conferme, prove. Per evitare di convivere con il dubbio eterno».

Infatti, si è certi solo del proprio. Per questo Henrik lascia Pernille e Alma si strugge per anni pensando a Hans. Ecco perché il canto di Amalie è denso di nostalgia, di assenza, di mancanza.

«È una musica triste. Ma… ci si fa l’abitudine».

  • Autore: Torben Guldberg
  • Genere: Romanzo fantasy
  • Filone letterario: Narrativa scandinava
  • Traduzione: Eva Kampmann
  • Casa editrice: Longanesi
  • Anno di pubblicazione: 2009


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