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Leggere Lolita a Teheran: la nostra letteratura vista da sotto il burqa

 

leggere lolita a teheran azar nafisi recensioneLeggere Lolita a Teheran è un libro che non dimenticherete. L’autrice, Azar Nafisi, racconta la sua storia, ma in una maniera particolare e affascinante: Nafisi è una docente di letteratura, e l’intera trama del romanzo è basata sulla sua esperienza professionale.

La storia ripercorre diversi anni, attraversando l’Iran di Khomeini per arrivare fino al 1997, anno in cui l’autrice decide di lasciare il suo Paese per trasferirsi in America, come molti suoi connazionali.
Durante la sua carriera, lei, che da ragazza ha trascorso diversi anni all’estero, a contatto con la «corrotta ed empia civiltà occidentale», cerca di insegnare proprio la letteratura dell’occidente ai suoi studenti. La sua gioventù si è svolta in un clima di libertà, in un momento in cui le donne non erano obbligate a nascondere il volto sotto il velo, potevano uscire, viaggiare. Il messaggio che lei tenta di trasmettere nelle sue lezioni è proprio questo: libertà, o almeno che esiste un’altra cultura oltre quella che identifica la morale con la religione. Inevitabilmente questo la rende invisa a quella parte di platea che invece ha assunto il Corano, nella sua interpretazione più restrittiva, come diktat. Decide così di organizzare un seminario con le sue alunne migliori, rigorosamente donne. Le invita a casa sua, e quello che inizialmente dev’essere un momento di studio e di distensione (al chiuso delle mura domestiche, alle ragazze è permesso di essere loro stesse) si trasforma in un appuntamento tra amiche.

Se questa è la trama, dicevo, la cosa speciale è il modo in cui viene raccontata. Il libro è suddiviso in quattro parti (Lolita, Gatsby, James, Austen), dal nome di quei romanzi e quegli scrittori che di volta in volta costituiscono l’oggetto del seminario. Mentre racconta degli incontri, l’autrice non solo racconta la storia “di superficie”, con le avventure di Manna, Yassi e le altre studentesse. Fa molto di più.
Coinvolge il lettore nell’analisi dei testi, confezionando una vera e propria piccola (ma accurata) antologia dei romanzi. Nello spiegarli, però, da un lato, come lei stessa ammette alla fine, guarda a quegli autori e a quelle storie con i suoi occhi di iraniana («La Austen che conosci è irrimediabilmente legata a questo posto, a questa terra e a questi alberi. […] Questa è la Austen che hai letto qui, in un paese dove […] impiccano la gente per strada e stendono un telone nell’acqua del mare per tenere separati gli uomini e le donne mentre fanno il bagno», le dice il suo mago alla fine del libro).

Dall’altro, specularmente, racconta le sue sensazioni di donna nella repubblica islamica attraverso quelle storie. La piccola Lolita, che nell’immaginario comune è una seduttrice, viene invece descritta come una creatura indifesa, alla mercé di un patrigno/padrone che sfrutta la sua totale debolezza per i suoi comodi.
Gatsby che insegue la sua luce verde al di là della baia è ogni iraniano che insegue una «ossessione… un sogno bello e terribile»che prende «il sopravvento sulla realtà… in nome del quale si può giustificare qualunque ricorso alla violenza».
Credo che tutto questo si possa condensare in questo episodio: l’A. riporta una lettera di James ad un’amica, di questo tono:

Non riesco a dirti di non affiggerti, di non ribellarti… non sono capace di dirti di non sentire. Senti, senti, ti dico -senti con tutta te stessa, foss’anche fin quasi a morirne, perché questo è il solo modo di vivere, specialmente in questa tensione…

leggere lolita a teheran citazioneEcco. «Senti». Vivi. Vivi di sentimenti e di immaginazione (sempre alla fine del libro, l’A. scrive che il diritto all’immaginazione dovrebbe essere aggiunto alla carta costituzionale), vivi nello spirito, se nella realtà questa “terribile tensione” ti impedisce di vivere con i gesti. Non far si che il padre/padrone domini la tua mente, conserva la libertà nel tuo pensiero, questo è il messaggio, la speranza, la vera lezione del seminario. Non piegare il tuo spirito. Senti, cioè studia anche i testi proibiti, ama anche se sei una donna, mettiti lo smalto sotto i guanti in segno di ribellione, per rimanere ancorata a te stessa. Perché un giorno, magari, tutto questo finisce, voli in America, cade il regime, e tu devi essere pronta per quel momento.

Chiudo con una piccola galleria di citazioni, quelle che mi sono sembrate le frasi più significative.

Con i mullah al potere, dovevamo osservare il mondo attraverso le lenti opache di un censore cieco.

E con la paura arrivavano le bugie e le giustificazioni che, per quanto convincenti, come ci aveva dolorosamente ricordato Nassrin ci fanno perdere la stima in noi stessi.

La principale differenza tra queste ragazze e quelle della mia generazione era che noi sentivamo di aver perduto qualcosa… Ma se non altro avevamo un passato da paragonare al presente.

Per capire quello che la guerra ha devastato, per vedere bene i crateri dove una volta c’erano le case, bisogna aspettare la pace.
Certi ricordi, come i palloncini immaginari che Yassi faceva con le mani quando era felice, riemergono lentamente dalle profondità di quella che chiamiamo memoria. Come i palloncini di Yassi, questi ricordi sono leggeri, variopinti e impossibili da recuperare se ci sfuggono, nonostante la “densa tristezza dell’aria”.

  • Autore: Azar Nafisi
  • Genere: Romanzo autobiografico (379 pp.)
  • Filone letterario: Letteratura iraniana
  • Casa editrice: Adelphi
  • Anno di pubblicazione: 2004

Sullo stesso argomento: LA GABBIA D’ORO, di Shirin Ebadi

2 Commenti

  1. Lenka

    Francesca, thanks! And thanks for sharing your great posts every week!

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