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Due di due: Andrea De Carlo e un’amicizia imperfetta nella Milano del ’68

due di due copertina andrea de carloNel 2016 ho deciso di rileggere Due di due per prepararmi all’uscita (30 settembre) del nuovo romanzo di Andrea De Carlo. Della prima lettura (almeno dieci anni fa!) ricordavo quanto mi fosse piaciuto il libro, ricordavo la profonda descrizione dell’amicizia tra i protagonisti e, purtroppo, la conclusione. Alla seconda esperienza ho notato e apprezzato molto di più il contesto di luogo e di tempo che sorregge l’intera storia.

Milano, anni Sessanta. Mario, che proviene da una famiglia della media borghesia, conosce Guido al liceo e ne è subito attirato. Con la sua diversità (è il figlio della portinaia di un palazzo) e la sua appassionata parlantina, Guido è dotato di un fascino magnetico a cui è difficile resistere. Da sempre estraneo alla Milano bene, durante il liceo Guido ne diventa un feroce critico. Assunta la città a simbolo di un modo artificiale e alienante di vivere, cerca di sfogare il suo risentimento unendosi alle proteste Sessantottine, trascinando Mario con sé. Deluso anche da queste, Guido abbandona la scuola e inizia una vita di vagabondaggi. Ogni volta che torna a Milano, è sempre accolto da Mario, che ne asseconda idee e desideri.
Dopo la morte del patrigno, sparito anche Guido, Mario si rifugia nella campagna umbra, dove acquista e rimette in sesto un terreno per dedicarsi a una vita più semplice. Il suo progetto ben presto conquista Martina, anche lei in fuga da Milano. Mentre Mario imprime una direzione alla sua vita, Guido continua a vagare, non riuscendo a trovare una relazione né un’occupazione stabile. L’unico punto fermo è proprio l’amico del liceo…

due di due de carlo copertinaCondensare la trama di Due di due è complesso e rischia di essere riduttivo: il romanzo accompagna tutta la vita dei protagonisti; inoltre,  più che le vicende conta il loro rapporto, il contesto.
L’equilibrio tra i due amici si rovescia, dividendo la storia in due: nella prima parte è Guido il leader, mentre Mario, privo di un’identità, gli scodinzola dietro, lo asseconda in modo acritico. Per Mario, però, quella delle proteste è solo una fase dell’adolescenza, mentre Guido rimane intrappolato dal suo stesso gioco. All’inizio Guido è solo un ragazzo insoddisfatto, perché frequenta un mondo al quale si sente estraneo. Come molti della sua generazione, Guido rifiuta ogni regola o autorità, ma di fatto perde la bussola della sua vita. Non riesce ad aprirsi nemmeno con Mario, che  puntualmente rimane deluso dall’amico, ma proprio per questo può a un certo punto maturare.

E qui inizia la seconda parte, in cui apparentemente Mario fugge: si rifugia in Umbria in quanto di più lontano c’è dalla sua vita passata, fino al punto di negarsi i più elementari comfort in casa. In realtà Mario assume delle responsabilità, un’identità, anche grazie a Martina. Così non è per Guido, la cui principale abilità è quella di scappare.
Mario, comunque, non riesce mai a essere una guida per l’amico. Gli offre una casa e una via d’uscita, aiutandolo a pubblicare Canemacchina, un libro che dev’essere la sua vendetta contro Milano; ma, anche di fronte al successo, Guido va in crisi: si sente frainteso dalla critica, preso in giro dai produttori cinematografici, costretto in un ruolo che gli sta stretto.

C’è molto dell’autore in questo personaggio: la centralità di Milano ricorre anche in altri suoi romanzi. La tremenda descrizione della città fatta da Guido in Canemacchina diventa a un tratto necessaria: anche per Mario, per Martina, per chiunque sia riuscito a uscire dalle logiche della metroopoli, la città è un mostro industriale e velenoso.


Le difficoltà nei rapporti col mondo del cinema ricordano alcune vicende nella vita dello stesso De Carlo. Solo che per Guido la strada è segnata: il lettore non sa da che parte schierarsi, se ritenerlo un eterno bambino o, per dirla con Mario, la persona più tesa verso la contentezza che sia mai esistita. Quel che è certo è che Guido è inetto alla vita.
Oltre alla storia, c’è molto altro nel romanzo che merita una menzione. Per chi, come me, non ha vissuto il ‘68, le pagine sulla rivolta degli studenti sono preziose. Le assemblee all’università, la divisione dei ragazzi in diverse correnti, la tensione con il corpo docente. L’adesione a filosofie importate e più o meno re-intrerpretate, la violenza.

Guido diceva che gli sembrava una riproduzione in scala delle lotte interne alla chiesa cristiana: c’era lo stesso desiderio di monopolizzare l’ortodossia e fare proseliti e combattere gli eretici, emettere scomuniche e organizzare inquisizioni e crociate.

La costruzione dei personaggi e del loro rapporto è incredibilmente verosimile: De Carlo racconta un’amicizia vera, non perfetta, che cresce e cambia nel tempo. Rimane sempre sbilanciata, perché alla fine c’è Guido al centro del mondo. Eppure muta col rafforzarsi di Mario, diventando una fratellanza profonda ma non pura, piena delle scorie di risentimento e invidia accumulate in tanti anni.

Più andavo avanti e più la mia rabbia si arricchiva di altri sentimenti sospesi tra di noi: affetti e gelosia e ammirazione e curiosità e delusione e fiducia e amicizia di tredici anni, mescolati al punto di essere quasi impossibili da distinguere.

Più deboli alcuni personaggi secondari, come Paolo, Livia, Werner, il cui carattere è appena accennato e comunque privo di alcuna tensione; ma si tratta di dettagli che non diminuiscono il valore del romanzo.

  • Autore: Andrea De Carlo
  • Genere: Romanzo (389 pp.)
  • Filone letterario: Italiana Contemporanea
  • Casa Editrice: Mondadori (la mia, attualmente si trova Bompiani)
  • Anno di pubblicazione: 1989

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2 Commenti

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