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Diavoli custodi: Erri De Luca e le macchie di Rorschach

Magno cum gaudio nuntio vobis: per soli 14 euro potete acquistare un distillato della psiche di Erri De Luca, riveritissimo scrittore contemporaneo. Lo trovate in Diavoli custodi, opera a quattro mani coprodotta dall’autore napoletano e Alessandro Mendini, architetto e artista, classe 1931.

La prima cosa da conoscere su questo libro è la sua struttura: 35 disegni (più uno nell’introduzione) a firma di Mendini , affiancati da altrettanti testi di De Luca. Tra disegni e testi c’è una curiosa corrispondenza: non è il disegno a rappresentare il testo ed esserne asservito. Viceversa, è lo scritto che prende le mosse, trae ispirazione dalla tavola. L’effetto è qualcosa di simile alle macchie di Rorschach (“e qui che ci vedi?”). O, se preferite, quello che succede quando io (ma sì, dai, anche qualcuno tra voi…) vedo una mostra di arte contemporanea: a partire da una sagoma più o meno indistinta, lo spettatore, il più delle volte non aiutato, anzi, ulteriormente confuso dal cartellino col titolo dell’opera, fa associazioni di idee.

In questo caso è Mendini a fornire lo spunto, De Luca a svilupparlo. E può risultare un passatempo divertente, se il lettore ha la pazienza di confrontare la sua interpretazione dell’immagine con quella proposta dallo scrittore («ho detto se», direbbe la matrigna di Cenerentola; perché, diciamocelo, quando andiamo al Moma molte opere le schiviamo con nonchalance).

Comunque: lo spunto dello spunto, per così dire, l’idea che ha dato origine a questo connubio, si chiama Pietro Farina, “un bambino dislessico (che) disegna minuziosamente pagine di mostri”, come spiegato nella premessa. Ma se per Pietro il foglio è una “gabbia di belve”, uno spazio dove contenere gli incubi e le fantasie che non esprime a parole, quelli di Mendini-De Luca sono piuttosto i “lampi”, i flash, i ricordi, le impressioni di due uomini adulti, che scelgono di confrontarsi, di dialogare in forma mediata, a beneficio di un pubblico.

Presumo che per gli amanti di De Luca l’opportunità sia delle più ghiotte: il Dio è senza veli (lui; l’inconscio di Mendini, didascalie a parte, è più lasciato all’immaginazione del lettore). Quanto a me, comune lettrice, il giudizio resta sospeso. Alcuni testi sono davvero simpatici, ironici (uno su tutti: quello ispirato dal ritratto della mano sinistra), perspicaci (A undici anni), stuzzicanti (Sono un raccoglitore di storie).

Altri sono irrimediabilmente compromessi dalla mole di riferimenti biblici, storici, letterari, che sommergono quegli spunti autobiografici e personali che dovrebbero essere la materia più interessante. Non si tratta di scrivere per forza qualcosa di piacevole: trattandosi di mostri, di diavoli custodi, è logico imbattersi nella descrizione di ricordi o associazioni spiacevoli. Personalmente, però, trovo che i testi sovraccarichi di citazioni siano quanto di più lontano ci sia da una scrittura personale. Più ci si nasconde dietro questa materia – che sicuramente costituisce la formazione e il vissuto dell’autore – più il testo somiglia a un esercizio di stile, una scialba gara a chi (a partire dall’immagine) la spara più grossa.

Il giudizio, ripeto, è personalissimo e radicato in una certa diffidenza verso questo “manierismo” letterario. Che vi piaccia o no, però, rimane una domanda: che cosa hanno a che fare questi esercizi di stile con i disegni spontanei di un ragazzino?

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  • Autori: Erri De Luca (testi) e Alessandro Mendini (disegni)
  • Genere: Raccolta di racconti
  • Filone: Italiana contemporanea
  • Casa editrice: Feltrinelli
  • Anno di pubblicazione: 2017
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