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Rayuela – Il gioco del mondo. L’antiromanzo di Julio Cortázar

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Tentare un testo che non vincoli il lettore e invece lo renda necessariamente complice nel suggerirgli, al di sotto della trama convenzionale, altre vie più esoteriche. Scrittura demotica per il lettore femmina (il quale d’altra parte non andrà oltre le prime pagine, terribilmente smarrito e scandalizzato, maledicendo il prezzo del libro), con un lieve risvolto di scrittura ieratica. Provocare, impegnarsi in un testo ingarbugliato, slegato, incongruente… metodo: l’ironia, l’incessante autocritica, l’incongruenza, la fantasia al servizio di nessuno.

Vi piace leggere? Non basta.
Come vi piace leggere? Questa è la domanda che dovete farvi prima di intraprendere Rayuela, l’antiromanzo di Julio Cortázar. La lettura è uno svago, un passatempo? Lasciate perdere.
Se invece preferite una lettura lenta, che richiede continue pause perché è ricca di riferimenti esterni, allora Il gioco del mondo, capolavoro di Cortàzar, è ciò che fa per voi.

Per me entrambe le modalità sono valide, ma probabilmente lo scrittore argentino non la pensa allo stesso modo. Se appartenete ai lettori del primo tipo, potrete accedere (e a fatica) solo a metà del romanzo; la seconda metà è per “iniziati” o lettori-maschi.

La particolarità di Rayuela è che si può leggere in due modi.

Si può rispettare l’ordine dei capitoli, dall’1 al 56, tralasciando i seguenti; o seguire la tavola di orientamento che apre il libro, che ai capitoli Dall’altra parte e Da questa parte aggiunge 99 ulteriori brani Da altre parti. Nel primo modo conoscerete la trama del romanzo, bravi «lettori-femmina» che comprano i libri  «come se stessero assumendo un domestico o siedono nella platea del teatro per divertirsi ed essere serviti».

Nel secondo modo (o, suggerisce l’Autore, rimescolando i capitoli secondo il vostro istinto) avrete accesso al mondo di Cortàzar. E se dopo questa lunga introduzione vi state chiedendo «Ok, ma di che parla?», probabilmente siete lettori-femmina.

Trama

Dall’altra parte. Horacio Oliveira, argentino, si è trasferito a Parigi per sfuggire alle sue responsabilità: anche se ha quarant’anni, non vuole lavorare né avere una relazione seria. Un po’ bohémien, un po’ eterno studente, passa le sue giornate bevendo e discutendo con gli amici del Club del Serpente, una decina di Peter Pan convenuti a Parigi da tutto il mondo. Girovagando per il quartiere Latino incontra Lucia, uruguayana, fuggita in Europa col figlio.

Totalmente diversa da Oliveira, Lucia si guadagna il soprannome di Maga, per quel modo tutto concreto e magico che ha di leggere il mondo. Se Horacio trasferisce sulla sua vita la realtà letteraria e, con i membri del Club, infarcisce le sue giornate di citazioni e riferimenti eruditi, Lucia è una persona ignorante, saggia nel modo in cui lo sono le persone semplici. L’ambiguità della loro relazione deriva da questo e dal fatto che, per Horacio, tutto ciò che è lineare o abitudinario è una gabbia, una costrizione da cui fuggire. Nonostante il suo tentativo di condurre una vita normale, perde la Maga e, senza ammettere le sue responsabilità, fugge ancora.

Da questa parte. Oliveira torna a Buenos Aires, dove incontra il suo amico Manolo Traveler, felicemente sposato con Talita. Non riuscendo a trovare la Maga, inizia a proiettare la sua immagine su Talita, intromettendosi nell’intimità della coppia e conducendo la loro stessa vita. Manù è l’opposto di Horacio perché, nonostante il nome, non ha mai viaggiato, conduce un’esistenza regolare e noiosa, da cui Oliveira è attratto e respinto al tempo stesso. Un po’ la nostalgia per Lucia, un po’ la sottile rivalità con l’amico, conducono Horacio a vivere una continua paranoia, fino al punto di farlo impazzire.

Questi, i 56 capitoli delle prime due parti. I successivi, da leggersi in ordine sparso in mezzo ai primi, non aggiungono nulla alla storia (se non il personaggio dello scrittore Morelli). Si tratta in larga parte di spunti, ritagli di giornale e note Morelliane, la cui funzione si può comprendere solo a partire dalla gestazione del romanzo.

Un capitolo per volta

Come racconta Cortàzar, Rayuela è stato scritto, in un certo senso, nello stesso modo in cui si legge. Un capitolo, uno spunto per volta, in ordine casuale e senza seguire una storia, dubitando che i frammenti troveranno mai una coerenza narrativa. Avanti e indietro nel tempo e nello spazio, così è nato il contenuto del romanzo. Il libro stesso è una Rayuela, un gigantesco e infinito gioco del mondo: si passa da un capitolo all’altro, si torna indietro, si cambia strada, seguendo l’eterno tentennare di Horacio, tra Argentina e Parigi, tra vita sregolata e tentativi di mettere la testa a posto.

“Sono costretto a tollerare che il sole spunti ogni giorno. È mostruoso. È disumano”.

rayuela julio cortazar

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Se la storia si può conoscere anche attraverso la lettura superficiale, i capitoli facoltativi aprono alla poetica dell’Autore. Un po’ perché portano il lettore a seguire un percorso simile a quello della composizione del romanzo, con interruzioni e salti, storie nella storia, riflessioni incoerenti e così via dicendo. Un po’ perché introducono l’alter ego di Cortàzar, Morelli.

L’anziano scrittore appare per un momento nella versione parziale, mentre assume il ruolo di protagonista solo con la lettura completa. Molti dei 99 capitoli Da altre parti sono Note Morelliane, in cui si riproduce l’idea di base di Rayuela: che niente accade in un solo modo, e «ogni cosa è anche moltissime altre cose». Solo un racconto per frammenti descrive la realtà come noi la percepiamo, fare dei collegamenti tra i singoli episodi presuppone un’invenzione, come quella che si avrebbe se si creasse un film da delle semplici fotografie. Non è lo scrittore a trovare i links, sarà il lettore, se vuole, a farlo.

Il vero ed unico personaggio che mi interessa è il lettore, nella misura in cui quanto scrivo può contribuire a mutarlo, a dislocarlo, a stupirlo, ad alienarlo.

L’abitudine, anche quella di lettura, uccide la realtà.

Ma chi è disposto a dislocarsi, a privarsi di diritti e privilegi, a rendersi eccentrico, a scoprirsi?.

Antiromanzo, questa è la definizione che spesso si è data di Rayuela.

E per scriverlo a Cortàzar non basta destrutturare il racconto, occorre intervenire anche sullo stile. Come scriveva in una lettera del 1959, “per rompere questo guscio fatto di abitudini e vita di tutti i giorni gli strumenti letterari abituali non bastano più… occorrerebbe dis-scriversi, dis-imparare, partire da zero, da una condizione preadamitica, per così dire”. I mezzi sono due: un linguaggio a tratti inventato e lo stream of consciousness, o flusso di coscienza. Nel romanzo si passa dalle riflessioni su Horacio a quelle di Horacio, rese col monologo interiore, col fluire dei pensieri del protagonista che irrompono nella pagina senza preavviso, senza virgolette né punto e a capo. Così Oliveira descrive il suo rapporto con la Maga:

(a proposito di metafora, io delicata porcellana da poco sbarcata, HANDLE WITH CARE, e lei Babilonia, radice del tempo, cosa anteriore, primeval being, terrore e delizia degli inizi, romanticismo da Atala, ma con una vera tigre nascosta dietro l’albero).

Interi brani Da quella parte sono scritti assecondando il ritmo della musica jazz che si ascolta al Club del Serpente, con un ritmo a tratti incalzante, a tratti suadente – ma è la musica o l’alcol a parlare? Alcuni episodi sono narrati su un duplice piano, quello chiaro e concreto del loro avvenire e quello della metafora: è il caso del racconto di Ireneo e della lumaca.

Il libro è puro disordine.

La vita di Horacio è disordine, quello della Maga lo è, ma in un modo completamente diverso, repellente ma attraente al tempo stesso. Tutti sono attratti da lei, che con la sua semplicità e senza bisogno di erudizione accede alle cose intensamente, «va a segno perché non conosce il sistema».

In questo continuo riflettere, pensare e non agire, la pazzia è un tema che attraversa tutto il romanzo e che ne costituisce l’epilogo inevitabile.

È folle la clochard Emmanuele, col suo amore per Celestin, è folle l’intero episodio della morte di Rocamadour. È folle che i pazienti del manicomio firmino un contratto, è folle issare una trave tra due palazzi invece che incontrarsi per strada. Ed è folle abbandonarsi alle abitudini, ma lo è altrettanto rompere con la Maga pur di non cedere a una vita normale. Forse l’unico personaggio normale è quello di Talita, che capisce Horacio molto meglio di suo marito e sa di essere “l’ago della bilancia” tra i due opposti eccessi.

«Se vuoi che ti dica la verità, ho l’impressione che stiamo allevando ragni o centopiedi. Li curiamo, ci dedichiamo completamente a loro, e crescono, in principio erano degli animaletti da nulla, quasi carini, con tante zampine, e d’un tratto eccoli cresciuti, ti saltano in faccia».

Se la recensione vi è sembrata complicata, figuratevi il libro.

Indubbiamente c’è dietro uno sforzo enorme, rendere il caos è più difficile che riprodurre l’ordine, però per me Rayuela è davvero troppo. Sarò un lettore-femmina, ma di fronte ad alcuni capitoli mi è capitato di chiedermi “che scherzo è questo?!”. Possiamo leggerci la volontà di Cortàzar di provocare il lettore, di renderlo partecipe, di indurlo a una lettura non passiva. Ma anche il troppo storpia. Un esempio: lo stream of consciousness è una tecnica che avevo già incontrato in Cortàzar, nel Bestiario. Ma lì si accompagnava a uno stile asciutto, una narrazione essenziale.

Qui si inserisce in un testo ridondante, troppo carico di nomi da cercare su internet, di divagazioni, di periodi in francese. Per fortuna l’edizione che ho letto include una ricca appendice, che in parte apre allo stile dell’Autore. In parte. Con i suoi salti, i cambi di argomento, Rayuela è molto più di quanto si possa spiegare. Dipende da voi scegliere se giocare.

  • Autore: Julio Cortàzar
  • Genere: Antiromanzo (576 pp.)
  • Filone letterario: Letteratura sudamericana
  • Traduzione: Flaviarosa Nicoletti Rossini (romanzo) e altri (appendice)
  • Casa editrice: Einaudi (ET Scrittori)
  • Anno di pubblicazione in Italia: 1969


DELLO STESSO AUTORE: BESTIARIO

10 Commenti

  1. Maurizio Ricci

    Più che un commento, mi permetto un consiglio: iniziare da “Rayuela” l’esplorazione di Cortazar può essere pericoloso;
    è un po’ come volersi avvicinare a J.S. Bach iniziando dall'”Offerta musicale”.

    Procuratevi il volume comprendente quasi tutti “I Racconti” (“Pléiade” introvabile per anni, ripubblicato da Einaudi nel 2014, 1300 pagine)
    https://www.ibs.it/racconti-libro-julio-cortazar/e/9788806220440

    Lo stimolo a leggere “Rayuela” lo troverete strada facendo, lì dentro

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    1. Francesca Romana Genoviva (Autore Post)

      Grazie per il consiglio. In realtà quando ho letto “Rayuela” avevo appena terminato la raccolta “Bestiario” (entrambi i libri mi sono stati regalati, insieme). Ad ogni modo, forse rileggendo “Rayuela” in un secondo momento, e magari dopo aver letto qualcos’altro di Cortazar, saprò apprezzarlo diversamente. O forse no; sicuramente è un libro sui generis, non credo che possa conquistare tutti.

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  2. Maurizio Ricci

    Per complicarti ulteriormente la vita: il capitolo 62 di “Rayuela” ha poi generato un altro mostro, l’impegnativo “Componibile 62”
    https://www.edizionisur.it/catalogo/paese/argentina/componibile-62/

    Maggiori soddisfazioni si trovano però nei racconti….Uno dei più celebrati, il fulminante “Continuità dei parchi” si può leggere direttamente su internet, in versione pdf. Se affrontare il volume di tutti i racconti è impresa effettivamente impegnativa, “Ottaedro” è un buon secondo passo per amare Cortazar

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    1. Francesca Romana Genoviva (Autore Post)

      Li leggerò

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  3. Zo

    Non riesco a capacitarmi del perché venga detto che un lettore donna non arrivi alla fine del romanzo. Sono basita.

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    1. Francesca Romana Genoviva (Autore Post)

      Infatti! Anche perché le donne hanno un modo di ragionare che non disdegna il paragone, il collegamento, il ricordo, il procedere parallelo ecc. Non nascondo che, in base a questa premessa, si può facilmente prendere in antipatia l’opera sin dal suo inizio

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  4. Sarah

    Salve,
    trovo abbastanza grottesco e ingiusto dividere le categorie in lettore-maschio e lettore-femmina, ma dato che non vorrei tacciare immediatamente di maschilismo interiorizzato (ho notato che sei una donna) vorrei avere delucidazioni al riguardo. Non credi di aver insultato lo stesso genere al quale appartieni? Oppure credi che avvicinarti ad un’identità “maschile” possa migliorare la tua qualità di vita? Attenzione a ciò che scriviamo. 😉

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    1. Francesca Romana Genoviva (Autore Post)

      Buonasera Sarah, chi ha letto il libro sa che “lettore maschio” e “lettore femmina” sono categorie create dallo stesso Cortazar, e utilizzate per indicare i possibili modi di leggere il suo (anti)romanzo. L’intero articolo è scritto in chiave volutamente ironica, anzi, direi sprezzante nei confronti di questa suddivisione.

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  5. Carmen

    Dunque, è passato troppo tempo dall’ultimo commento e magari il mio si perderà nel nulla ma ci provo. A parte il fastidio per le categorie lettore-femmina/lettore-maschio con l’implicito sprezzo per il primo, a me sembra un libro datato. Cioè un prodotto degli anni di sperimentalismo, di dibattito sulla morte del romanzo, sul ruolo dello scrittore eccetera. Eccitante per la critica letteraria e il dibattito intellettuale degli anni ‘60, molto meno per il piacere del lettore, maschio o femmina che sia. Cortazar scrive da dio e quindi la raffinatezza della scrittura, l’umorismo, il talento comunque catturano. Ma si finisce con il parlare soprattutto di come sia destrutturato il racconto, i modi in cui si possono leggere i capitoli, il gioco cerebrale. Resta davvero qualcosa di vivo di questo libro dopo gli anni ‘60? Non so. A me resta il fastidio per il maschilismo nemmeno mascherato dell’autore-protagonista, il disgusto per tutto quel fumo e quella sporcizia e l’unica emozione (un vero furore) provocata dal capitolo della morte del bambino. Un vivo desiderio di vaporizzare quel mucchio di presuntuosi spiantati perdigiorno che discutono del nulla consapevoli di un bambino morto fra loro. Sarò lettore-femmina ma Bestiario mi è piaciuto infinitamente di più

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    1. Francesca Romana Genoviva (Autore Post)

      Buonasera Carmen, sono pienamente d’accordo con la sua attentissima analisi. Alla faccia delle “lettrici femmina”, credo che abbia centrato esattamente il punto!

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