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“La cacciatrice di storie perdute”: cercare la propria identità tra nonna e madre

Tre donne (Jaya, la nonna Amisha e sua figlia Lena) animano le pagine di La cacciatrice di storie perdute, secondo romanzo di Sejal Badani. Sebbene il titolo italiano possa far pensare ad altro*, The storyteller’s secret ruota intorno a una storia d’amore abbastanza classica e alle difficoltà di essere donna, amante, madre.

All’inizio del libro conosciamo Jaya, americana nata in una famiglia indiana, alle prese con il terzo aborto. Perdere il bambino, oltre a demolire la sua autostima, pare aver distrutto anche il suo matrimonio da sogno. Un primo tentativo di cercare conforto nei genitori va a vuoto: la madre Lena è sempre stata distante con lei, come fosse infastidita dalla sua presenza; Jaya non sopporterebbe di sentirsi ancora una figlia indesiderata, non mentre prova un irrealizzabile desiderio di maternità.

Non rimane che la fuga in solitaria: richiamata in India da una lettera del nonno mai conosciuto, Jaya parte alla volta del Madhya Pradesh più povero e rurale. Qui, grazie alla guida preziosa di Ravi, un intoccabile rimasto al servizio della sua famiglia per anni, Jaya scopre la storia della defunta nonna Amisha, una donna intelligente e coraggiosa: Amisha, costretta in un matrimonio combinato e sorvegliata da una suocera-matrigna, scrive storie per diletto e sfida i pregiudizi dell’India pre-indipendenza. La sua passione per la scrittura la porta a conoscere Stephen, gentleman in divisa (è un ufficiale dell’esercito britannico), che rimane affascinato dalla tenacia della giovane sposa indiana.

Madre non si nasce

La storia d’amore principale presenta pochi elementi di novità. Più interessante è quella parte della storia che indaga le difficoltà dell’essere (una buona) madre. Un tema abbastanza abusato ultimamente, ma che, anche nella letteratura di consumo, offre sempre qualche appiglio per riflessioni (e recensioni) positive.

Prendiamo Amisha, ad esempio: conciliare la sua anima fantasiosa con la vita da moglie sottomessa le costa enormi sacrifici, che si decide a compiere solo ed esclusivamente per amore dei figli. Il ritorno alle origini consente a Jaya di comprendere anche le ambiguità di Lena, l’altra madre del libro: nel suo caso un evento sfavorevole e del tutto casuale (l’essere nata in una notte di Luna piena) incide su tutte le sue relazioni, trasformandola in una donna fredda e distaccata, incapace, suo malgrado, di sviluppare un rapporto sano con la figlia.

Alla scoperta delle proprie origini

In definitiva, più conosce la vita della nonna, più Jaya comprende la sua famiglia. Il viaggio in India è declinato in una maniera diversa dal tema del “ritorno all’essenziale” in stile Mangia, prega, ama: sicuramente il contatto con una realtà arretrata e poverissima riproporziona tutti i problemi della Jaya-cittadina occidentale. Ma, oltre a questo, c’è dell’altro: man mano che scopre le scelte coraggiose di Amisha e le ragioni profonde di Lena, la protagonista ritrova il coraggio e l’amore demoliti dagli aborti. La storia della nonna diventa un mattone fondamentale su cui ricostruire la fiducia in sé e nella sua resilienza.

Sebbene non esista un manuale su come affrontare gli eventi della vita, se avrò la gentilezza e il cuore delle donne che mi hanno preceduta, allora avrò vissuto con onore.

  • Titolo originale: The Storyteller’s Secret
  • Autore: Sejal Badani
  • Genere: Romanzo rosa (pp. 444)
  • Filone: Internazionale varia
  • Traduzione: Valentina Legnani e Valentina Lombardi
  • Casa editrice: Newton Compton
  • Anno di pubblicazione: 2019 (2018)

*A me personalmente il titolo La cacciatrice di storie perdute fa pensare a qualche capitolo di Indiana Jones. In realtà sospetto che parlare di ricerca e storie perdute vada di moda ultimamente, ve ne accorgerete facilmente facendo una ricerca su Google.

2 Commenti

  1. Buona lettura

    Che bel post e mi ispira molto il libro.

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    1. Francesca Romana Genoviva (Autore Post)

      Bene! Fammi sapere cosa ne pensi, se decidi di acquistarlo.

      Rispondi

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