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“Le parole necessarie”: con Pontiggia alla riscoperta della retorica

le parole necessarie giuseppe pontiggia

Ti rimane l’amaro in bocca: quando finisci di leggere Giuseppe Pontiggia è tutto un «che diavolo!», un «cosa mi sono perso». Se tre brevi assaggi del suo lavoro possono catturare la tua attenzione in questo modo (e dire che sono una lettrice di romanzi…), allora ti chiedi: come sarebbe stato assistere alle sue lezioni di persona, seguire un suo corso, invece di leggerlo in trascrizione, immergersi nella sua oralità fatta anche di intonazioni, gesti, sguardi?

Appassionante; sarebbe stato appassionante, come tutte le persone che sanno comunicare, cioè trasmettere. Di comunicazione si parla in Le parole necessarie (ed. Marietti 1820), raccolta di due lezioni e una conferenza di Giuseppe Pontiggia, ad opera della professoressa Daniela Marcheschi. Per chi non lo conoscesse, Pontiggia è stato uno scrittore, saggista e critico del secondo Novecento, docente nei primi corsi di scrittura creativa. I tre scritti raccolti nel volumetto sono le trascrizioni di altrettanti interventi datati 1986, 1991 e 1996, dedicati rispettivamente alle tecniche della comunicazione orale, l’espressività della scrittura e perché si legge.

Il punto di partenza è che, nonostante viviamo in un’età di iper-espressione (formula che non troverete nel libro), non siamo in grado di comunicare, né oralmente, né per iscritto. La comunicazione, intesa come trasmissione di un contenuto, richiede tecnica: scelta delle parole (quali, quante), del registro, della costruzione del pensiero. Nonostante il Romanticismo ci abbia convinti che spontaneo è bello, senza la tecnica del discorso, cioè esprimendosi a ruota libera, si finisce per riprodurre una serie di banalità, uniformandosi a luoghi comuni.

Ricordatevi che l’aggettivo deve aggiungere. Se non aggiunge, toglie.

Dall’incipit di un discorso alla valenza assoluta dei classici fino alla potenza espressiva dei «gerghi», occorre sempre esercitare spirito critico. Preferire il meno (meno tecnico, meno aggettivi) per raggiungere un obiettivo più ampio (comunicare con più persone, dare risalto a ogni parola). E, anche se Pontiggia non lo dice, è bene parlare concreto: le sue lezioni sono ricchissime di esempi spiegati minuziosamente, senza i quali ogni discorso intorno alla comunicazione sarebbe un controsenso incomprensibile.

Lo stesso fervore comunicativo c’è nel terzo scritto, sulla felicità di leggere: le motivazioni del lettore sono inesplicabili, come la felicità. E, come la felicità, si possono descrivere soprattutto come fiducia in qualcosa di impossibile: l’utopia della completezza, dice Pontiggia, dell’onniscienza, dello spazio, dell’eternità. Anche quel lettore che non si sdilinquisce per i discorsi intorno alla parola, troverà molto interessante quest’ultima parte del volumetto, vi si specchierà compiaciuto.

Date un’occhiata alle Parole necessarie: hanno una valenza universale.

  • Titolo originale: Le parole necessarie. Tecniche della scrittura e utopia della lettura
  • Autore: Giuseppe Pontiggia
  • A cura di: Daniela Marcheschi
  • Genere: Raccolta di lezioni (112 pp.)
  • Casa editrice: Marietti 1820
  • Anno di pubblicazione: 2018

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